domenica 8 giugno 2014

Come prende forma un´idea Pazza

Domenica mattina nella pallosa Karlsruhe, Germania.

Dovete sapere che qui si ha il privilegio di lavorare cinque giorni su sette, se si ha un lavoro normale (escluso ovviamente quello di ristorazione) ma purtroppo questo preclude l´aver qualcosa da fare quando la domenica o qualunque altro giorno festivo di minor importanza siete a casa a sfrangervi le palle! Cavolo a Genova mi lamentavo che c´era solo l´Aquilone, un centro commerciale della "Iper" vicino al mio quartiere, oppure solo la Pallosa Fiumara, ma ehi! Quello era lusso!! Quello che si fa qui (se il tempo lo permette, considerate le frequenti piogge), é restare a casa col muso, o andare in bici o fare grill interminabili di qualunque cosa, a casa di Tizio e Caio, meglio se sono assieme (c´é piú da mangiare).

Comunque, la mia mente nel disperato tentativo di trovare una via di fuga da questa festiva noia, é ricaduta nell´ossessivo pensiero che affolla la mia mente sempre con maggiore insistenza. Scrivere. Io voglio scrivere. Il problema é sempre cosa... e beh... una volta iniziato... cavolo é dura continuare! Ma come si fanno i conti con se stessi quando vi dite di essere degli incapaci? E come spuntarla? Io qui non voglio darvi consigli e non voglio rispondere a queste domande. Io stessa non ho risposte per me. Cerco uno sfogo, cerco di scrivere e scrivere ancora, fino a che qualcosa di buono non esce. Cerco l´impegno da prefissarmi ed il pormi la scadenza, con il terrore di deludermi e la consapevolezza che forse lasceró tutto in sospeso come sempre prima d´ora.
Prendetela come una prefazione, stamattina volevo scrivere, e non avendo il coraggio di proseguire quello che avevo giá iniziato, ho cominciato a raccontare di quanto avrei voluto scrivere. Volevo ordinare i pensieri, trovare quella spinta da dentro che mi da l´ispirazuione di riempire pagine e pagine prima di fermarmi, ed invece é nata l´idea malsana di scrivere sul Blog. Ehi, qual modo migliore di prefiggermi una appuntamento, una scadenza, con il rischio di un umiliazione pubblica?

Quello che scrivo io piacerá e non piacerá, saró brava o saró pessima. Potrete leggere in quanto Blog aperto oppure no. A voi la scelta. Attualmente il mio interesse non ricade su voi, solo su me che cerco di sbrogliare la matassa che ho in testa. Voglio crescere, voglio maturare, voglio imparare. Voglio avere un compito da fare e voglio portarlo a termine.

GIORNO 1

Il problema più grande dello scrivere, è lo scrivere stesso. Non importa che vuoi scrivere, ogni stria di per sé è quella giusta, se solletica la nostra fantasia o ci smuove qualcosa dentro. Meglio se entrambe le cose. Il casino è quando nella tua testa c’è la voglia e le idee sono confuse, oppure senti il cosiddetto blocco. Io potrei scrivere qualunque cosa ad esempio, prova sono i molteplici documenti da me aperti, scribacchiati e poi richiusi. Quello che a me frega è l’insicurezza, quella vocina dentro di me che mi dice che tutto quello che sto scrivendo è una cazzata. Ho provato diversi metodi, scrivere e poi rileggere, correggere ma così il testo perdeva la sua originalità, uccideva il primo impulso poetico che mi aveva fatto scrivere quelle magnifiche righe. Ho provato anche a scrivere, e scrivere senza più rileggere quello che ho battuto in precedenza, ma non basta neanche questo. Eppure so che voglio scrivere, che voglio continuare, dare vita a qualcosa di originale, di mio. Credo di dover trovare qualunque metodo, provare qualunque stile per arrivare ad affermarmi. Ma la battaglia più dura è quella contro me stessa. Come faccio a scrivere qualcosa che irrimediabilmente non trasmetta me stessa e/o la mia personalità. Ho provato sia ad infilarmi nel protagonista che ad estraniarmici, nulla, il mio giudizio, la mia persona, mi induce sempre a proiettare le immagini secondo la mia visione, credo vada bene quando hai un paladino della giustizia che agisce in solitaria, ma come metterla quando ti ritrovi con molteplici personaggi e tutti sono fratture della tua stessa personalità? Quando la demotivazione avanza, poggia su di te le sue grinfie e ti trascina in quell’abisso di insicurezza ed instabilità la poca determinazione che avevi a continuare a scrivere, anche poco per volta, svanisce, offuscata in un muro di apatia. Stai male perché vuoi scrivere, stai male perché non vuoi scrivere cose brutte, e tutto si paralizza. Tutto rimane in quella foschia di insolvenza. Cavolo quanto fa male. Aiuterebbe a scrivere un libro su Blog? Scrivi il tuo capitolo, ti assicuri che sia in un italiano comprensibile senza orrori ortografici e poi via, lo posti. Senza più possibilità di ricorreggerti o di rimangiarti la parola data. Magari i commenti, i giudizi, possono  aiutarti come motivazione ed allo stesso tempo come crescita. Ma voglio davvero sputtanare la mia prima storia su web, maltrattarla e stracciarla davanti a tutti? La cosa migliore di un romanzo, un libro che compri è che è finito, lo compri o lo scarichi, ed è già tutto lì, prendere o lasciare, o ti piace o non ti piace, sarò capace di prendermi un impegno a scrivere capitolo dopo capitolo fino alla fine senza lasciarmi influenzare dai commenti delle masse? Sarebbe comunque facile da un lato, considerati i milioni di Blogger che ora infestano il web, il mio innocuo racconto potrebbe passare inosservato , salvarsi da questo stupro premeditato. E poi, come salvo una potenziale idea originale dallo scoppiazzamento in massa? Ehi, magari la mia vocina interna dice la verità, sono solo un illusa scribacchina con la testa piena di stronzate e di grandi sogni, ma se davvero la mia fantasia partorisse qualcosa di originale? Posso sopravvivere all’idea di rivedere il mio frutto dalla bella copertina in qualche libreria? La risposta è decisamente no. Ehi sarebbe come quando ho pensato a dei guanti invernali che permettessero l’uso degli smartphone senza il bisogno di levarseli, utili quando sei sotto lo zero, le mani si ghiacciano solo al pensiero di togliere un guanto mentre il vento ti frusta la faccia, solo per poter leggere un messaggino o a tua volta rispondere ad una chiamata. Bè, la mia idea era proprio quella di sostituire ai polpastrelli sul guanto la lana o di chicchessia fatto ed applicare dei cuscinetti che permettessero di condurre l’ elettricità del nostro corpo allo schermo anche attraverso al guanto. Bè solo brevettare quell’idea mi sarebbe costato 1000€, soldi che non avevo, ma immaginate il mio sconcerto quando sei mesi dopo la mia ragazza mi ha comprato online proprio quel tipo di guanto, io non lo sapevo fino a che non sono arrivati a casa per posta, in un grande pacco. Cavolo, averli per le mani è stato sconcertante… E si trattava solo di guanti. Volete mettere trovarmi fra le mani un mio libro, anzi, IL mio libro leggerne la trama accarezzarne la copertina, che io magari non avrei scelto e vedere un altro nome impresso sulla mia idea?

Non voglio qualcosa di commerciale, voglio qualcosa di diverso. Leggo moltissimo per affinare le mie capacità di scrittrice e per trarre talvolta ispirazione, sapere quanto è motivante leggere una storia bella scritta e desiderare di essere anch’io capace a regalare così tante emozioni? Questo è il mio cruccio, leggere e rileggere così tante idee e vedere che nel biesness del  fantasy, quello a cui vorrei far parte anche io, è già stato narrato quasi tutto. Come non cadere nel banale?